di Giorgia Cozzolino

Comandante Carrozza: «L'Arma offre ai giovani un futuro da plasmare secondo le proprie inclinazioni»

Casa Athesis a Job&Orienta 27 nov 2021
Pietro Carrozza a Casa Athesis

Luca Mantovani intervista a Casa Athesis, all'interno di Job&Orienta, il comandante provinciale dei carabinieri Pietro Carrozza.

Perché un giovane dovrebbe scegliere l'Arma dei carabinieri?

Pietro Carrozza: «Un ragazzo dovrebbe scegliere l'Arma perché sceglierla vuol dire aver voglia di mettersi in gioco, in diversi settori, per la collettività. I carabinieri sono vicini ai giovani, i giovani sono il nostro futuro. Andiamo spesso nelle scuole e spesso apriamo le porte della caserma per far vedere che il carabiniere non è una figura contro i giovani, ma una figura che li affianca e li aiuta»

Nei giovani c'è chi guarda ai carabinieri con diffidenza e chi con soggezione...

«Spesso mi capita di sentire questa diffidenza nei confronti dei carabinieri da parte dei giovani, ma dopo un incontro nelle scuole, sono moltissimi che vengono a chiederci come fare per diventare un carabiniere. C'è il fascino delle investigazioni scientifiche, la possibilità di pilotare gli aerei, di occuparsi di salvaguardia dell'ambiente. Un giovane ha l'imbarazzo della scelta. Se vuole fare missioni all'estero, abbiamo le forze di paracadutismo, di peace keeping. Tra l'altro la componente femminile è molto importante perché ci permette di essere ancora più vicini alla popolazione, ad esempio in chi è vittima di una violenza di genere, ma non solo per questo. La presenza femminile è importante per un confronto interno, c'è assoluta parità di genere all'interno dell'arma ed è un autentico valore aggiunto»

La presenza sul territorio è un po' la vostra forza...

«La presenza sul territorio è la cifra distintiva dell'arma dei carabinieri. Storicamente la stazione dei carabinieri ha rappresentato il sensore dello Stato sul territorio, pensate che nel Veronese abbiamo 57 stazioni su 98 comuni. La pandemia ci ha visto impegnati al fianco delle esigenze dei cittadini, dal contatore che saltava e l'anziana non sapeva cosa fare, ad aiutare a fare la spesa. Le fasce deboli per noi sono sempre un obiettivo istituzionale e nel Covid è stato ancor più esaltato»

Perché Pietro Carrozza ha scelto l'Arma dei carabinieri?

«Io sono diventato carabiniere perché sono cresciuto a Bari e chiaramente attorno a me vedevo la criminalità e mi rendevo conto che quando c'erano i carabinieri non c'era qualcun altro. Così al termine del liceo ho fatto il concorso per maresciallo e anche per l'accademia, poi ho scelto quest'ultima. Sono stato impiegato come primo incarico come insegnante in una scuola, poi in alcune stazioni calabresi, ho comandato Rocella Ionica, poi un'esperienza in Eritrea, un'altra di tre anni all'ambasciata di Abu Dabi e poi a Verona. In una carriera nell'Arma, si alternano momenti di lotta al crimine, momenti internazionali e ciascuno può seguire le proprie aspirazioni all'interno dell'Arma. I giovani possono modellarsi il futuro  secondo le proprie inclinazioni. In famiglia la mia scelta non è stata vista bene all'inizio perché avevo  avuto alcune opportunità civili di rilievo, ma il mio sogno era di fare il carabiniere e sono stato deciso. Poi i miei genitori sono stati molto felici di presenziare al mio giuramento superando l'iniziale diffidenza»

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